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Leggende Romane
Leggende Romane
Leggende, miti e racconti antichi fanno parte del patrimonio culturale del popolo di Roma, ne rispecchiano la sua vasta multiculturalità.

Rappresentano un mondo pieno di fantasia, immaginazione e adesione ad un modo di 'sentire' e di vivere fatto di ideali, di sensazioni, di abitudini.
 
I contenuti rimandano a personaggi moralmente incorruttibili, tanto da essere ricordati nei secoli per il loro autorità, per il loro fascino, per il loro prestigio o a personaggi buffi, goffi, scaltri e avari, le cui storie vengono narrate al fine di moralizzare l' animo della gente comune.
Un filone molto cospicuo della tradizione orale romana tratta di personaggi mitici come Enea, Romolo e Remo, Orazio, Nunzio Scevola personaggi correlati con la fondazione di Roma, esaltandone la sua nascita divina e la sua grandezza.
 
Molti racconti trattano con un velato sarcasmo e con sottigliezza e tatto i costumi del tempo: i Papi e i nobili con i loro vizi e le loro eccessive stravaganze.
 
Leggende che fanno sorridere ma che restituiscono una lezione di vita.
La più famosa tra queste storie è senz' altro, quella legata alle Origini di Roma.

La leggenda narra che i latini, popolo discendente da Enea, fuggiti da Troia, approdarono nel Lazio dove decisero di stabilirsi.
La discendenza fu tanta e tale che, questo stirpe fondò diverse città nel territorio laziale.
In una di queste città nota come Alba Longa ci fu una lotta per la successione, tra i due figli dell' imperatore reggente morto.
Il trono fu usurpato al figlio legittimo (Numitore) da suo fratello minore Amulio. Numitore fu imprigionato, la sua progenie maschile venne uccisa e l' unica figlia femmina Rea Silvia, venne costretta a diventare vestale e a fare voto di castità.

Marte notòla giovane  mentre dormiva in riva ad un fiume, fu subito colpito dalla sua bellezza e decise, senza pensarci due volte, di approfittare di lei.
Dall' unione nacquero due gemelli: Romolo e Remo.
 
L' mperatore venne a sapere dell' accaduto e, adirato, ordinò che la fanciulla e i suoi figli venissero uccisi.
Il sicario però, dopo aver ucciso la donna a bastonate, si impietosì per i bambini, li nascose in un cesto, li abbandonò al fiume.

Fu così che il cesto venne raccolto dalla Lupa che portò i due piccoli nella sua tana.
Un pastore si trovò a passare nei pressi della nido dell' animale e uditi i vagiti dei piccoli decise di portarli con se a casa per accudirli insieme alla moglie.
I due gemellini crebbero da pastori ma un giorno, vennero a conoscenza di tutte le
circostanze legate alla loro nascita.

Decisero allora di recarsi ad Alba Longa, di uccidere Amulio e di restituire il trono al nonno Numitore.

Portato a termine l' impegno, decisero di fondare insieme una nuova città proprio nel luogo del ritrovamento della cesta che li conteneva ma non erano d' accordo sul nome da attribuirgli: entrambi volevano che portasse un termine derivato dal proprio nome.

La disputa fu risolta con una serie di prove di abilità, Romolo vinse e la città fu chiamata Roma.

La storia tuttavia non ebbe un lieto fine: a Romolo gli fu affidato il compito, attraverso un sogno premonitore, di tracciare il solco delle mura della città.
Il giovane, completato il suo dovere, giurò sugli dei che nessun uomo avrebbe attraversato il perimetro di Roma senza il suo permesso.
Il fratello però osò sfidarlo e attraversò il confine, Romolo, fu così costretto, per tener fede al suo giuramento, ad ucciderlo.

Era il 753 a. C.
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